Lo strepitoso attore Lucano,
Ulderico Pesce, con questo film, racconta la storia dell'Eroe Lucano Giovanni Passannante, dell'insorgere della questione meridionale con le sempre misere condizioni della Nostra Terra a fare da scenario.
Passannante nacque a Salvia (OGGI INGIUSTAMENTE SAVOIA DI LUCANIA), nel 1849, ultimo di 10 figli. Le difficili condizioni economiche della sua famiglia ebbero una decisiva influenza sulla sua formazione. Cresciuto nel tentativo di affrancarsi dalla fame, che lo costringeva a lavori saltuari da bracciante e guardiano di greggi, si recò a Potenza, dove trovò lavoro come sguattero presso un'osteria. Più tardi un capitano dell'esercito (nativo come lui di Salvia), notato il vivo interesse del ragazzo per gli studi, lo prese a servizio presso di sè e gli assegnò un vitalizio che gli consentisse di integrare la propria istruzione scolastica.
Abbracciate le idee repubblicane e poi anarchiche simulò, allo scopo di far aprire un risonante processo di carattere politico, un attentato ai danni di Umberto I° di Savoia e di sua moglie Margherita, in visita a Napoli nel 1878. Al momento dell'attacco al re, brandendo un coltellino avente una lama di 4 centimetri, definito al processo "buono solo per sbucciare le mele", gridò: "viva la Repubblica Universale".
Giovanni Pascoli, intervenendo ad una riunione socialista a Bologna, diede lettura di una sua ode dedicata a Passannante. Di tale ode si conosce solo il contenuto dei versi conclusivi: "con la berretta di un cuoco faremo una bandiera". All'agitazione antimonarchica, che interesso il paese dopo l'azione di Passannante, si tentò di far fronte con una pesante opera di repressione che investì l'intero territorio italiano. I famigliari dell'attentatore, colpevoli solo di essere suoi consanguinei, furono arrestati e condotti al manicomio criminale di Aversa. Il Sindaco del paese di origine di Passannante fu costretto a recarsi al cospetto del Re implorando perdono ed umiliandosi al punto di offrire ai Savoia il nome del suo paese che così mutò da Salvia a Savoia di Lucania.
L'anarchico fu condannato a morte, sebbene il codice penale prevedesse la pena capitale solo in caso di morte del Re e non di ferimento. Successivamente con Decreto Regio del 1878, la pena gli fiu commutata in ergastolo, che Passannante scontò in condizioni disumane sull'Isola d'Elba, rinchiuso in una cella alta solo 1,4 metri (mentre lui era alto 1,6 metri), priva di latrina, posta sotto il livello del mare, rimase senza poter mai parlare con nessuno e visse in completo isolamento per anni tra i propri escrementi legato ad una catena di 18 chili. Passannante affrontò questa tortura abberrante piuttosto che farsi passare per pazzo ed evitare così ciò per cui aveva agito: un processo politico davanti alla corte costituzionale. Le condizioni disumane di detenzione di Passannante furono oggetto di una denuncia, dell'On.le Agostino Bertani e della giornalista Anna Maria Mozzoni, a seguito della quale il prigioniero ormai ridotto alla follia fu trasferito al manicomio criminale di Montelupo Fiorentino, dove morì.
Dopo la sua morte il corpo, in ossequio alle teorie "Lombrosiane" miranti ad individuare supposte cause fisiche di devianza, fu sottoposto ad autopsia e decapitato. Si scoprì che aveva una fossetta dietro l'osso occipitale, segno della tendenza all'anarchia di un soggetto. Il cervello ed il cranio di Passannante insieme ad i suoi blocchi di appunti, rimasero esposti sino al 2007 a Roma presso il Museo Criminologico dell'Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia. La permanenza dei resti in esposizione presso il museo ha causato proteste ed interrogazioni parlamentari. Il 23 febbraio 1999 l'allora Ministro di Grazia e Giustizia, Oloviero Diliberto, firmò il Nulla Osta alla traslazione dei resti di Passannante da Roma a Savoia di Lucania, che tuttavia avvenne solo 8 anni dopo.
Ancora oggi l'azione e la figura di Passannante sono al centro di accese discussioni e contoversie. In onore e difesa dell'anarchico, l'attore Lucano Ulderico Pesce, già autore dell'opera teatrale dal titolo "l'innaffiatore del cervello di Passannante", dice: "UN UOMO CHE CHIEDEVA PUBBLICAMENTE L'AVVENTO DELLA REPUBBLICA, CHE RIVENDICAVA IL DIRITTO ALL'ASSISTENZA, AGLI OSPEDALI, ALLE SCUOLE, ALLA DIGNITÀ DEI LAVORATORI, NON DEVE ESSERE CERTAMENTE ESSERE TENUTO NEL MUSEO DEL CRIMINE, PERCHÈ CERTAMENTE NON ERA UN CRIMINALE".
La sepoltura di Passannante era prevista per l'11 maggio 2007, in seguito ad una cerimonia funebre che si sarebbe dovuta tenere il medesimo giorno nella chiesa madre di Savoia di Lucania. Essa invece avvenne senza rito funebre il giorno precedente a quello stabilito. Infatti Pesce nel suo libro, quando descrive la scena del prelevamento del cervello dal museo, scrive: ....... il cervello pensa "che bello, torno a casa dopo quasi 100 anni di esposizione,......... ma io vi aspettavo domani". La sepoltura avvenne alla presenza del Sindaco donna di Savoia di Lucania, di una giornalista e di una sottosegretaria della Regione Basilicata. A tal proposito, sempre nellibro di Pesce, il cervello pensa: "l'Italia è cambiata .... comandano le donne". La decisione di anticipare segretamente la sepoltura fu giustificata ufficialmente come necessaria ad evitare problemi di ordine pubblico.
Comunque sia grazie soprattutto all'impegno di Ulderico Pesce ed alla sua raccolta di firme, l'eroe Lucano, dopo 71 anni di esposizione, ha avuto sepoltura. Resta l'indignazione per le ingiustizie del passato che caro Giovanni Passannante sono esattamente le stesse di oggi: gli eroi passano per pazzi, i politici sono potenti approfittatori, le donne non comandano, la verità viene camuffata con loschi giochi di potere e disinformazione, ecc., ecc., ecc., ecc.