Viaggio nel Pollino:
la carovana è la mia mente, la strada sono le cose che amo, la meta è la mia terra e il viaggio è la mia vita

venerdì 30 luglio 2010

Escursione Monte Pollino

L'aria mattutina di Colle dell'Impiso (m. 1.573) ci deve ancora ossigenare i polmoni e già la nostra ascesa al Monte di Apollo , ci offre uno spettacolare volo nel passato: dopo aver mosso i primi passi ci si imbatte, infatti, in numerose rocce calcaree-dolomitiche nelle quali, come diamanti, sono incastonate le Rudiste , resti fossili di molluschi, scomparsi 65 milioni di anni fa, vissuti nei fondali della Tetide, il mare che divideva i due grandi continenti primordiali che sarebbero poi divenuti la placca africana e la placca europea, che successivamente parteciparono scrivere l'interessante storia geologica del Pollino. Ci avviamo così lungo l'ombrato sentiero che, insinuandosi nel fitto bosco di faggi ai piedi del versante nord della maestosa Serra del Prete, ci conduce fino ai 1.665 metri della Sorgente Spezzavummola, il cui nome ne descrive l'acqua talmente fredda da spezzare la vummola, il tradizionale contenitore in terracotta.
Riprendendo il cammino, dopo la rigenerante sosta, usciamo presto dall'ombra del bosco e ci affacciamo sullo spoglio e soleggiato Piano di Gaudolino (m. 1.684), dove, più che dal sole, siamo abbagliati dalla vista ad est del Monte Pollino e a sud ovest della Serra del Prete; ci troviamo, infatti, praticamente sulla sella che li separa.

Abbiamo negli occhi l'immagine dei Pini Loricati, aggrappati al versante nord ovest del Monte Pollino, quando ci inerpichiamo lungo il sentiero che, tagliando in diagonale, con un dislivello di circa 300 metri, il versante ovest del Monte Pollino, attraversa prima il boschetto di faggi ormai diventato più rado e poi scala la gradinata rocciosa dove dominano le vallate sottostanti solo i maestosi Pini Loricati e ci conduce fino alla Grande Dolina del Pollino (m. 1.975), nevaio stagionale che fonde del tutto solo in avanzata stagione estiva e che a volte rimane perenne.

Da qui il paesaggio pietroso, interrotto dalla presenza isolata e solitaria di temerari Pini Loricati, ci conduce fino ai 2.248 metri della vetta del Monte Pollino.


Di qui godiamo di paesaggi la cui vista ristora abbondandemente dalla fatica della salita: ad est la morbida sella che dal Monte Pollino guida lo sguardo verso la maestosa Serra Dolcedorme, a nord i luminosi Piani del Pollino racchiusi tra le rocciose Serra delle Ciavole e Serra di Crispo, a sud ovest la verde Serra del Prete e tutto intorno le mille rigogliose vallate che conducono il pensiero alle nostre dimore che sembrano essere vegliate da queste cime imponenti con i loro antichi soldati.

venerdì 4 giugno 2010

Basilicata coast to coast


"signori e signore, trovatevi una passione, e andategli appresso fino in fondo!".

Questa massima di Rocco Papaleo, esprime il senso di "Basilicata coast to coast":
vivere la propria passione diventa strumento per la ricerca di se stessi e del rapporto con gli altri.
Per alcuni questa passione è l'amore per la propria terra.


giovedì 27 maggio 2010

Dagli Dei del Pollino a quelli della Sicilia: TAORMINA

Nel turbinio dei venti possenti, solchiamo le vorticose correnti di Scilla e Cariddi, ci lasciamo alle spalle le rive della ninfa che il dio marino amò così follemente da rifiutare la bellezza di Circe ed ammiriamo la terra, dell’altra ninfa vorace, con le sue ampie insenature che delicatamente modellano la riviera incorniciata dai monti disposti a semicerchio, piena di sole e di mare, di tramonti di fuoco, come il flutto bollente delle lave dell’Etna qui ormai incantevolmente pietrificate.
 In un susseguirsi di vivi colori e splendidi paesaggi, di profumi intensi e sapori decisi, tra distese di cactus, alberi di limoni ed aranceti, scopriamo la ridente città di Taormina ( o Tauromenion, toponimo, composto da Toro e dalla forma greca menein, che significa rimanere, che narra la storia di un popolo che decide di restare a presidiare la propria terra dal monte a forma di toro) e gli scenari unici degli antichi paesi ed incantevoli luoghi che gravitano attorno ad essa, incastonati, ai piedi dell'Etna tra ripidi pendii e l'azzurro dello Ionio, come Letojanni, Castelmola, S. Teresa, S. Alessio, Catalabiano, Isola Bella, Giardini Naxos, porta d'ingresso dei Greci in Sicilia. Passeggiando estasiati per i viottoli della città, definita delle passioni, degli artisti e dei pazzi, ove ognuno poteva restare e vivere come non osava nel proprio luogo di provenienza, scopriamo immortali tesori che appartengono al suo crogiuolo di cultura greco-romana, araba, barocca e medievale. Immersi nel trionfo del glorioso passato ne ammiriamo avidi le torri, i palazzi, i castelli che si affacciano sul mare, frutto di menti temprate dal culto della bellezza che rendeva stupefacente tutto ciò che esse semplicemente mettevano in opera. Con tale senso di devozione e di emozione esploriamo la magnificenza del teatro greco, rimaniamo sopraffatti, oltre che dall’eccelsa arte architettonica, dal panorama che si rivela davanti ai nostri occhi increduli: dal basso risalendo con lo sguardo verso l’alto, dall’immensità insondabile del mare alla cornice unica dell’Etna, quella cima bianca ed imponente che sovrasta il mar Ionio spiccando in tutta la sua grandezza come un antico Titano, ancora più caratteristica quando è immersa nel pieno dell’aurora in quell’atmosfera rossastra. Il silente inquieto vulcano, maestoso ed irrequieto, ospitale e generoso, ma che sa anche essere irruento e fragoroso, è sempre pronto ad incantare con la sua magia e mai sazio di sorprendere i suoi abitanti legati ad esso da un sentimento profondo fatto di passione e timore, amore e riconoscenza. Lo stupore di ogni visitatore prende il largo su ogni altra sensazione, le semplici parole non sono in grado nemmeno di sfiorare il dolce incanto che regna in questi luoghi, né il pensiero può cogliere interamente il fascino della natura che si impone in tutto il suo splendore.

Nel tepore accogliente dell’abbraccio di questa terra, accarezzati dalla lieve brezza marina, baciati dal sole, tra indimenticabili immagini, nell’emozione vibrante trasmessa dalla grandezza dell’opere antiche avvolte dall’azzurro del cielo, ascoltando l’inconfondibile suono dello spumeggiante incontro delle onde con i neri scogli, ci sentiamo vivi.

giovedì 6 maggio 2010

Dagli Dei del Pollino a quelli della Sicilia: LA VALLE DEI TEMPLI E IL PARCO ARCHEOLOGICO DI SELINUNTE



....... gli occhi vengono inondati dagli azzurri flutti di Nettuno, il tepore dei raggi di Apollo e la dolcezza del soffio di Eolo accarezzano l'animo estasiato dalla bellezza dei luoghi e dei segni lasciati dalla grande civiltà che quì visse e vi innalzò opere eterne per le maestose divinità.


Approfondimenti:

giovedì 22 aprile 2010

Dagli Dei del Pollino a quelli della Sicilia: ERICE E IL CULTO DELLA BELLEZZA

Venere emerge dalla schiuma del mare e nuda, in tutta la sua grazia ed ineguagliabile bellezza, viene sospinta dal soffio di Zefiro, sul monte che, a breve distanza da quella spiaggia calda, si erge possente come un altare offerto alla Dea dalla madre terra.
Così questo luogo incarna l'idea dell'amore come energia vivificatrice, come forza motrice della natura.
L'irto monte Erice che si erge a picco stagliandosi sulla calda ed accogliente baia delle Saline trapanesi  non poteva che essere luogo di culto della fecondità e dell'amore. Il Castello di Venere, dove Enea nel suo viaggio si fermò per rendere omaggio alla Dea e dove si praticava la prostituzione sacra, allieta i sensi offrendo panorami mozzafiato. Tutto il borgo di impianto medioevale trasmette vibrazioni che sembrano provenire da secoli di vissuto che raccontano le storie degli Elimi, dei guerrieri che vi approdarono dopo la distruzione di Troia, delle battaglie tra Cartaginesi e Romani fino a quelle di mercanti, cavalieri, dame e principi Arabi e Normanni che agivano in questi luoghi pregni della bellezza della Dea che vi si venerava.


giovedì 25 marzo 2010

PROMESSE ELETTORALI: E' TESTA A TESTA A CHI LA SPARA PIU' GROSSA

Articolo di ANTONIO PELOSI, candidato a consigliere regionale della Basilicata nella lista IDEA, pubblicato sulla "NUOVA DEL SUD" del 22 marzo 2010 pag.6

"Pensavo (mi sbagliavo di grosso) che il tempo delle promesse era alle spalle; riscopro invece (è ancora la logica delle campagne elettorali) che da ogni lato ci si affanna a candidare la vincente: sarà quella dei mille tirocini formativi nella P.A. sotto la diretta gestione dell'assessorato alla formazione, sarà quella della dichiarata apertura dell'ufficio di collocamento virtuale (Io Sud) o quella ancora del bonus dei 200€ sulla benzina (Scajola) a titolo di risarcimento per i danni provocati dall'estrazione petrolifera.
Da tutte le parti (destra, sinistra, centro) si levano polveroni di chiacchiere (si chatta per stare nel linguaggio dell'informazione tecnologica) ancora nel segno della falsità, delle frottole, delle illusioni.
Bene si farebbe s stare con i piedi per terra vuoi per ridare fiducia ai cittadini, vuoi per meglio rappresentare le istituzioni le quali devono essere impegnate a preseguire con tenacia obiettivi legati ALLA TUTELA DELLE ACQUE DA NON PRIVATIZZARE, ALLE CENTRALI ELETTRICHE DA NON FAR CONVIVERE NEI PARCHI NAZIONALI E TERRITORIALI (CENTRALE DEL MERCURE) ALLA MERITOCRAZIA (NELLEE P.A. SI ACCEDE CON PUBBLICO CONCORSO) ALLA RICCHEZZA DISTRIBUITA (RIMODULAZIONE DELLE ROYALTIES oggi stabilizzate al 7% con caro benzina in Basilicata di almeno tre punti percentuali in più rispetto alle limitrofe regioni) alla tutela dell'ambiente, della sanità, dell'agricoltura, del commercio, del turismo..................
Forse dovremmo partire da qui!


mercoledì 17 marzo 2010

C'era una volta la città dei matti: la lotta per la libertà di Franco Basaglia


Qualche settimana fa sono stato stupito dalla televisione vedendo la fiction “C'era una volta la città dei matti”. Infatti considerato che di norma, operando esclusivamente secondo la logica dell’audience, propone solo squallidi format che fanno leva sulle miserie della nostra società e su illusori modelli che sembrerebbero essere in grado di superarle, ed essendo, tra l’altro, diventata strumento di regime, mi ha colpito che, con questa ed altre mini serie, la Rai si sia dedicata a temi di profonda valenza storico-sociale e di grande spessore etico-esistenziale.

La fiction “C'era una volta la città dei matti” è dedicata alla rivoluzione condotta da Franco Basaglia, padre della legge che nel 1978 portò alla chiusura dei manicomi e che cambiò il modo di intendere e curare le malattie mentali. Una svolta importante che fece dei “matti”, ritenuti irrecuperabili pericolosi da internare e sottrarre alla vista della società “normale”, dei pazienti, dei malati cui restituire dignità, identità, anima e quelle libertà individuali che erano state loro tolte e negate iniquamente. La cosa più importante era il profilarsi di un possibile reinserimento, ritorno, alla vita di relazione, seppur lungo, faticoso e non privo di contraddizioni sociali. Il contesto era quello dell’Italia degli anni 70, che dopo il faticoso dopoguerra, era travolta ed irretita dal boom economico e che non si poteva permettere rallentamenti nella corsa verso la crescita, dove i malati mentali oltre ad essere considerati degli inutili pesi, inadatti, inadeguati, risultavano essere improduttivi, non conformati alle leggi capitalistiche. Pertanto venivano reclusi in un mondo fatto di degrado, abbandono e solitudine, dove le uniche cure erano sedativi, “bagni calmanti”, gabbie, elettroshock, letti con le cinghie che unitamente alla detenzione forzata contribuivano a perpetuare lo stigma della loro alienazione. Tutto ciò nell’indifferenza, non curanza dei familiari e del mondo esterno, sociale e psichiatrico. Nulla si faceva per ascoltarli, dargli voce e quindi guarirli. Inoltre i manicomi fungevano da contenitori indifferenziali, in cui venivano raccolte ed ammassate forzatamente le più svariate tipologie di interdetti dalla società, dagli schizofrenici, ai depressi, dagli autistici agli epilettici, persino gli eccentrici, fino ai reduci della guerra che continuavano a vivere le inguaribili ferite dell’assurda, insensata, inaudita violenza nazi-fascista. Dinanzi a tanta sofferenza cominciò la lotta di Basaglia contro i “lager della mente”, al fine di riscattare e restituire dignità ai suoi pazienti, riconoscendoli innanzitutto come persone titolari di diritti civili. Ma non basta avanzare un diritto per affermarlo e così cominciò la battaglia, che portò alla legge 180/78, contro gli interessi forti della società italiana di psichiatria, l’opposizione dell’ambiente politico soprattutto cattolico e dei sindacati, l’insensibilità delle famiglie e della società civile. Fu ed è difficile affermare idee basate sull’amore per la diversità, ma le sbarre divelte del manicomio triestino di San Giovanni smisero di essere un simbolo e divennero una rivoluzione legale basata su un concetto che ancora oggi è scritto sul muro esterno del San Giovanni, un tempo barriera inviolabile: “la libertà è terapeutica”. Ma anche oggi è fin troppo evidente che dobbiamo ancora imparare ad aiutare attraverso l’amore chi ne ha bisogno, nella consapevolezza che il contatto con la diversità non può che arricchire tutti e magari rendere migliori coloro che si considerano “sani” e “normali” e che, in realtà, troppo spesso sono essi stessi ad essere inabili, perché non sanno dare e non sanno prendere.

venerdì 12 febbraio 2010

AVATAR: altro che fantascienza

"loro non possono capire.....hanno ucciso la loro stessa Madre".
Solo se l'uomo imparerà a stabilire un contatto, a "vedere", a cercare l'armonia, con tutti gli altri esseri viventi potrà cambiare questo sistema basato sulla visione utilitaristica di ciò che lo circonda ed evitare l'autodistruzione. 

"noi ci adoperiamo con ardore a sfuttare tutte le forze dell'universo per aumentare sempre più la nostra potenza; ci azzuffiamo per le sue ricchezze, lo trasformiamo in un campo di feroci contese. Ma eravamo nati per questo, per badar ad accresere solo i nostri diritti di proprietà sul mondo e ridurlo a mercanzia posta in vendita? Quando la mente nostra si rivolge tutta solo ad utilizzare le cose del mondo, questo perde il suo vero valore per noi. Con le nostre sordide brame noi lo deprezziamo; per tutta la vita non ci preoccupiamo che di riuscire a mantenerci a carico suo e perdiamo quindi il senso della sua verità, come un bambino ingordo che strappa i fogli di un libro prezioso per inghiottirli........così l'uomo ha perduto il suo più alto valore per diventare un oggetto qualunque, talvolta è considerato unicamente come corpo che può essere venduto.
Di conseguenza le nostre brame, la nostra avidità, il soverchio amore del nostro comodo, arrivano a ridurre l'uomo al suo più basso valore. I nostri desideri ci rendono ciechi verso la verità che è nell'uomo e questa è la pù grande ingiuria che noi possiamo fare all'anima nostra, poichè offusca la nostra coscienza ed equivale ad un lento suicidio spirituale. Da ciò derivano le brutte piaghe della civiltà , come i metodi organizzativi di sfruttamento delle razze straniere, privandole del diritto di governarsi da sè e di provvedere al proprio sostentamento e sviluppo. Certamente l'uomo deve essere utile al suo simile, essendo il corpo umano una meravigliosa macchina e la mente un organo di sorprendente potenzialità; ma l'uomo è anche spirito e lo spirito si rivela nella sua verità solo per mezzo dell'amore. Quando apprezziamo un uomo in base all'utile che pensiamo di ricavarne, noi ne abbiamo una conoscenza imperfetta e tale nostra deficienza ci rende ingiusti facilmente verso di lui........quando invece lo conosciamo come essere spirituale lo consideriamo parte di noi stessi; immediatamente allore comprendiamo che il male fatto a lui è fatto a noi stessi, che il voler deprezzare il nostro simile è defraudare la nostra umanità e che cercando si servirci di esso unicamente per il nostro tornaconto, acquistiamo in ricchezza ed agio ciò che perdiamo in conoscenza della verità"



domenica 7 febbraio 2010

Monte Sirino: magie dell'inverno

Le vette, le pareti alberate e gli avvallamenti, i tuoi fianchi sinuosi,
il bianco e luminoso manto innevato, la tua candida pelle,
l’immensità e la trasparenza del cielo, i tuoi occhi profondi,
il sole dorato, il tuo luminoso sorriso,
i possenti alberi, le braccia protese del tuo caldo abbraccio,
l’aria pura e fresca, il tuo passionale respiro,
il sussurrio del vento, le tue dolci parole,
la gioia che sento, la bellezza del tuo animo,
grazie Monte Sirino per avermi donato attimi di paradiso.
“Dolce sentire come nel mio cuore
ora umilmente sta nascendo amore
Dolce capire che non son più solo,
ma che son parte di una immensa vita
che generosa risplende intorno a me ………"
(San Francesco d’Assisi – Dolce Sentire - Fratello Sole e Sorella Luna)

mercoledì 27 gennaio 2010

27 gennaio Giorno della Memoria

Pensiamo ogni giorno all'orrore al quale ha condotto un'idea basata sulla discriminazione e sulla diseguaglianza tra esseri viventi. Ciò, purtroppo, non appartiene solo al passato, ancora oggi ci sono movimenti politici che, invece di cercare di appianare gli squilibri esistenti, fanno leva sulle differenze tra bianchi e neri, nord e sud, immigrati e padani, cattolici e musulmani, ricchi e poveri.


Voglio ricordare e sperare attraverso quel capolavoro che è la Costituzione della Repubblica Italiana (che qualche assurdo politicante attacca in continuazione):
Art. 3
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."

Naturalmente il tutto esteso ad ogni essere umano e non solo riferito ai cittadini.

Accendi una candela per ricordare: http://www.hmd.org.uk/

Il Monachesimo Italo-Greco nel Parco del Pollino

Tra i tanti luoghi meravigliosi, che caratterizzano il territorio di Viggianello, affascinante borgo medioevale, la sorgente del Fiume Mercure è uno di quelli che offre un mistico connubio tra storia, natura e spiritualità. Incanta, la vista dell’acqua che sgorga tra le rocce e defluisce spumeggiante in una piccola diga a valle della quale restano i ruderi di un antico mulino e a monte un vecchio impianto di risalita esempio di opera idraulica del periodo fascista. Questi interessanti segni di archeologia industriale sono circondati da una rigogliosa vegetazione e dalla quiete del gorgoglio dell’acqua, proprio questi elementi indussero i monaci italo-greci a scegliere le grotte naturali, esistenti in prossimità della sorgente, come luoghi per la ricerca della percezione divina. Queste grotte, unitamente ad altre lauree, cenobi, eremi, monasteri e strutture religiose di chiara derivazione bizantina di cui è costellata l’intera area della Valle Mercure-Lao, sono una delle testimonianze dell’esistenza della Provincia Monastica del Mercurion che, localizzata al confine tra Calabria e Basilicata, lungo quella che oggi come allora è una delle bellissime valli del Parco del Pollino, nacque tra l’VII ed il X secolo, dalla necessità del monachesimo greco di rifugiarsi dalle scorrerie costiere dei Saraceni e dalla persecuzione iconoclasta.

Penso a chi in questi luoghi si ritirava per cercare un contatto divino e nella luce del sole che si riflette sulle lucide foglie, nella trasparenza dell’acqua che mormora la sua dolce melodia, nella quiete racchiusa tra le antiche pareti scavate dal tempo nella roccia, nella bellezza della vallata, che si apre ai miei piedi, circondata dalle imponenti montagne, nella potenza degli alberi d’ulivo, nel dolce battito di chi mi sta accanto, mi sento vivo e sono invaso da un senso di pace e percepisco nella natura l’amore della forza divina.

venerdì 15 gennaio 2010

Stefano Gioia: la forza di seguire il cuore

Stefano Gioia di Laino Borgo aveva deciso di dedicare la sua vita ad una grande passione, era infatti una Guida Rafting.  Proprio da Guida ha agito il 06 gennaio 2010, giorno in cui ha perso la vita nel fiume cileno Futaleufù, salvando uno dei membri del gruppo con il quale faceva rafting.
Anche grazie a lui negli ultimi anni si è sviluppata questa fantastica attività sportiva lungo il Fiume Mercure-Lao, che scorre nella omonima valle nel cuore del Parco del Pollino. (Peccato che qualche Amministratore poco lungimirante avvalli progetti scellerati, come la riattivazione della Centrale Enel del Mercure, che potrebbero distruggere iniziative come quasta che si basano su possibilità di sviluppo sostenibile)


Lo conoscevo poco, ma se solo sfiorandomi mi ha donato così tanto non può essere che per la ricchezza d'amore del suo animo.
Facciamo come lui, ascoltiamo il nostro cuore che ci saprà dire cosa fare per essere felici. Grazie Stè.

venerdì 25 dicembre 2009

Natale sul Pollino: escursioni, cultura, musica e prodotti tipici

A Viggianello, tipico borgo di origine medievale nel cuore del Parco del Pollino, l'Associazione Culturale Volta la Carta, nelle feste di Natale e per il nuovo anno, presenta la Manifestazione ROTTE DISTRATTE:
27/12/2009 - Escursione: Viggianello-Serra Mauro
28/12/2009 - Presentazione libro "L'agenda rossa di Paolo Borsellino"
29/12/2009 - sBANDAmenti in concerto: folk, rock, pizziche e tarantelle
02/01/2010 - Escursione alle Laure del Mercurion (insediamenti rupestri)
02/01/2010 - Botteghe Aperte: sagra dei prodotti tipici
Il programma dettagliato e i contatti su www.voltalacarta.splinder.com/

sabato 21 novembre 2009

Arte contemporanea nel Pollino: visita alla RB Ride

Sulla panoramica collina di “Timpa della Guardia” a San Severino Lucano (PZ), nell’ambito del progetto ARTEPOLLINO -un altro sud- , è stata realizzata, dall’artista di fama internazionale Carsten Höller, l’opera d’arte contemporanea “RB Ride”.





L’imponente guardiana dal petto roccioso e dal verde mantello protegge l’antico borgo dei principi; come un angelo che veglia sulla terra offre sia la vista delle vallate e dei pendii che protegge che quella dell’azzurra divinità delle vette dalle quali è a sua volte protetta; contempla un maestoso dipinto autunnale: il tappeto di foglie colora di infinite tonalità di rossiccio lo sfondo; risaltano dai boschi vivaci chiazze gialle, verdi, marroni, rosse, arancioni; i pendii si innalzano verso il blu delle vette fino a sfumare nell’azzurro del cielo; ad est la passionale Selene nella sua piena bellezza seduce Elio, l’amante per eccellenza, che ad ovest dipinge il cielo di un rosso infuocato, in attesa di potersi incontrare, dal loro desiderio nascono le Ore che presiedono alle stagioni e alla fertilità ciclica di questi monti e vallate; al centro la volontà dell’uomo di esprimere, attraverso l’arte, la ricerca del necessario ma lontano equilibrio con questa maestosa bellezza per la quale innalza un nobile altare ma la cui bellezza io non so percepire e lui non mi sa trasmettere.




giovedì 29 ottobre 2009

Passeggiata a Cavallo lungo un torrente del Pollino


Il torrente Turbolo, che scorre nel Comune di Viggianello, è uno degli affluenti del fiume Mercure che dà il nome ad una delle variegate Valli del Pollino. Il torrente è costeggiato da un sentiero sterrato, battuto dai pastori delle contrade limitrofe, che costituisce il percorso per una piacevole passeggiata a cavallo: all’ombra degli alberi che ne disegnano il tragitto, io e la possente bellezza dalla bionda criniera seguiamo il brusio dell’acqua che si mescola con il respiro del cavallo e il loro impeto in molti punti si incrocia e viene vicevolmente spezzato dal rumore degli zoccoli nell’acqua.

venerdì 16 ottobre 2009

giovedì 15 ottobre 2009

IL POLLINO CONTINUA A LOTTARE CONTRO LA CENTRALE DEL MERCURE: il parere dell’Avvocatura dello Stato e l’Ente Parco Nazionale del Pollino.

Sono solitamente incazzato con le Istituzioni per la loro tendenziale incapacità di rappresentare e tutelare i cittadini, ma ogni tanto c’è qualche illuminato.
Il barbaro tentativo di realizzare nel Parco nazionale del Pollino la Centrale del Mercure ovvero una colossale violenza ed ingiustizia ambientale, sociale, giuridica, istituzionale e politica, viene, per ora, sconfitta dalla lotta e dall’opposizione dei cittadini del Pollino, del Forum delle Associazioni e Comitati contro la riapertura della Centrale ENEL della Valle del Mercure e di qualche lungimirante Istituzione. Oggi 12/10/2009 è una giornata storica per il Parco del Pollino, infatti
- dopo sette anni di proteste, incontri, dibattiti e manifestazioni;
- dopo la protesta dell’11/08/2009, all’Ente Parco Nazionale del Pollino, con la quale si è ottenuta la sospensione del parere favorevole alla riattivazione rilasciato dall’Ente;
- dopo la grande manifestazione popolare del 05/09/2009 che ha visto la partecipazione di 4.000 persone contro questo progetto scellerato;
- dopo l’insediamento, del 05/10/2009, di un presidio permanente davanti all’Ente Parco avente la finalità di ribadire allo stesso la necessità di trasformare la sospensiva in una revoca o annullamento del parere favorevole rilasciato in precedenza;
- dopo che l’Avvocatura Distrettuale dello Stato nel parere  rilasciato all’Ente Parco consiglia allo stesso l’annullamento in autotutela del parere favorevole sulla Centrale del Mercure, in quanto l’Ente non ha “comparato il funzionamento di una centrale elettrica con l'impatto sulle popolazioni e sull'economia delle comunita' locali”, reputando che cio' “rappresenta una omissione ed una carenza”, che “va a ledere la legittimita' dell'atto”;
finalmente il Consiglio Direttivo dell’Ente Parco del Pollino con una responsabile decisione fa proprio il parere dell’Avvocatura dello stato. Dunque bisogna riconoscere al Presidente Domenico Pappaterra e agli altri membri del Consiglio dell’Ente Parco presenti alla seduta del 12/10/2009 una responsabile e coraggiosa onestà intellettuale, mentre lo stesso non si può certo dire per gli assenti; di particolare gravità ritengo l’assenza, in una circostanza così vitale per la tutela dell’ambiente, della salute e delle opportunità di sviluppo ecosostenibile del Pollino, dei membri designati e quindi rappresentanti, all’interno del Consiglio Direttivo, delle Associazioni di protezione ambientale: vergogna!
In questa circostanza l’Ente Parco ha tutelato gli interessi del Parco. Ciò a dimostrazione che quando i cittadini e le loro Associazioni lottano per la difesa dei propri diritti possono riuscire a sensibilizzare le loro Istituzioni e a sconfiggere l’arroganza dei poteri dominanti.
Naturalmente non finisce qui ma …………… “nuoi qua siemu, hasta la victoria”.  

martedì 6 ottobre 2009

Alluvione di Messina.......catastrofe poco "naturale"

01/10/2009 Alluvione di Messina: 25 morti, 40 dispersi, 29 feriti, 564 sfollati

06/04/2009 Terremoto in Abruzzo : 287 morti, 1.500 feriti, 70.000 sfollati

Voglio ricordare queste tragedie attraverso le parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che in visita a Potenza, commenta così l’alluvione di Messina: ''o c'e' un piano serio che investa, piuttosto che in opere faraoniche, per garantire la sicurezza in queste zone del paese o si potranno avere altre sciagure''.

Terremoti, alluvioni, uragani, ecc. sono fenomeni naturali, ma quando diventano catastrofi la natura centra ben poco, quando ci sono i morti la responsabilità è solo dell’assurda incapacità dell’uomo di vivere in armonia con la natura ………………………. che almeno servano da monito per la società umana e per le sue istituzioni: meno profitto e più rispetto per la terra e la vita. Pensiamo allora ad investire, piuttosto che in inutili opere basate sull’utilizzo capitalistico delle risorse, in piani di recupero del dissesto-idrogeologico, in piani di sviluppo ecocompatibili e basati sulla valorizzazione e tutela delle risorse naturali, in una società che si senta parte del fantastico organismo vivente chiamato Gaia.

sabato 3 ottobre 2009

Baarìa....anche rappresentazione cinematografica del concetto di territorio?

Tornatore rappresenta la città di “Baarìa” che assiste, vive e racconta, anche ad esempio attraverso la sua trasformazione urbanistica, ma soprattutto attraverso le vicende di una delle sue famiglie, un secolo di storia, dal ventennio fascista fino agli anni 70, visto dalla prospettiva della cultura siciliana ma certamente estendibile nei tratti caratterizzanti a tutto il Sud e a tutta l’Italia. Si susseguono le vicende dei personaggi che sono rappresentative della civiltà e povertà contadina negli anni della guerra, della liberazione dal fascismo che aveva derubato a costretto alla guerra (scena in cui la popolazione assale il municipio), del rapporto con gli americani sbarcati per la liberazione (scene del paracadute regalato e trasformato in vestiti per i bambini e “accatta è ddollari”), dello sviluppo della cultura comunista come strumento per opporsi alla mentalità mafiosa, (scene della nonna che dice al bambino che vota comunista solo perché il comunismo è contro la mafia e dell’occupazione e ridistribuzione delle terre), dell’opposizione alla mentalità chiusa (Peppino che rapisce Mannina per sposarla contro la volontà della famiglia di lei), della difficoltà di affermare idee nuove in una cultura tradizionalista e la mancanza di memoria collettiva (Peppino che ritorna dopo l’emigrazione in Francia e i compaesani che lo vedono con la valigia gli chiedono se stà partendo perché non si sono accorti della sua assenza rimuovendo quindi il ricordo delle battaglie combattute in passato), del binomio mafia e politica (l’assessore all’urbanistica cieco) e di tutta la bellezza della cultura siciliana nell’idea di famiglia (i numerosi figli di Peppino e Mannina che saranno comunque considerati da alcuni sempre e comunque ‘figli del comunista'), nelle superstizioni e premunizioni (le sciagure delle uova rotte e dei serpenti neri), nell’arte e in tutte le caratteristiche dei personaggi raccontati.
Nonostante le lotte quando Peppino il riformista si risveglia bambino dopo 50 anni si ritrova in una realtà in cui i suoi ideali, a causa della mancanza di memoria collettiva, hanno evidentemente perso. Occorre allora, forse, un frattura totale?: la girandola si spacca e la mosca imprigionata dentro ritorna a vivere!; e il bambino sorride.
Se posso permettermi infine una ulteriore interpretazione personale …….io ci ho visto una bellissima rappresentazione cinematografica del concetto di territorio.

martedì 22 settembre 2009

ITINERARIO GEOLOGICO SUL POLLINO: Indietro nel tempo di 130 milioni di anni









Partendo da Casa del Conte (m. 1100) e salendo fino a TIMPA DELLE MURGE (m. 1441) ci troviamo di fronte ad uno straordinario monumento naturale alle Grandi Forze che plasmano il nostro pianeta” (Braschi), infatti gli affioramenti di lava solidificata con la tipica forma a cuscino (pillows lava) incantano la nostra poiché la loro forma rotondeggiante, rapendo l’immaginazione, consente quasi di visualizzare i potenti movimenti che portarono alla loro genesi: 130 milioni di anni fa, nei fondali dell’originaria Tetide Giurassica, da fessure sul fondo oceanico fuoriuscì magma fuso la cui veloce solidificazione, a causa del contatto con l’acqua, produsse sulla superficie queste rocce basaltiche a forma di cuscino; questi frammenti di crosta oceanica furono poi risollevati e trasportati dagli stessi movimenti tettonici che portarono alla formazione dell’Appennino. Oltre alla grandiosità delle forme siamo rapiti dalla spettacolarità dei colori infatti i pillow, le radiolariti, le argilliti silicifere, la comparsa, nel passaggio alla formazione sovrastante, di quarzareniti all’interno delle argilliti colorano Timpa delle Murge di un rosso ruggine dominante con delle striature di verde lucido.









Proseguendo verso nord si giunge a TIMPA PIETRASASSO (m. 1.362), da qui il panorama offre la vista della sinuosa Valle del Sarmento, ma soprattutto ci troviamo sovrastati da questo imponente dente di roccia ofiolitica alto più di 50 metri schizzato fuori dal cuore della terra che domina una vegetazione a steppe punteggiata da secolari esemplari di agrifoglio. Proseguiamo fino al belvedere del monte Tumbarino e poi torniamo indietro lungo un tratto del “sentiero dei briganti” che si dirama tra Pietrasasso e Quarto di Noia: non solo geologia e natura, dunque, ma anche storia infatti i boschi che circondano questa zona sono stati testimoni delle vicende dei briganti cioè di quei contadini che lottavano contro l’oppressore per difendere i loro diritti, ma questa è un'altra storia su cui rifletteremo quando andremo a vedere la spettacolare Sorgente Catusa che si trova a due passi lungo questo itinerario ma che merita sicuramente una apposita visita.









Tornati in località Casa del Conte la vista delle Gole della Garavina è così spettacolare che non si può resistere ad una piccola discesa: ancora una volta la potenza e la grandiosità della natura ci offre uno spettacolo stupefacente, questo torrente apparentemente tranquillo che scorre in queste strette gole che si sono aperte nella montagna e che scendono a strapiombo per un centinaio di metri, tra l’altro il punto da cui le osserviamo è il limite di una frana creata dall’erosione dell’impeto del torrente in piena.